Sull'evoluzione dei disturbi alimentari: il Vomiting

18.05.2018

Sull'evoluzione dei disturbi alimentari: il Vomiting

Quando il piacere non è mangiare

Non lo so perché lo faccio. O forse si. Mi aiuta, mi placa l'ansia. Mi piace! Ci sarebbero tante cose da dire, troppe! Ecco, è proprio quando le cose sono troppe che diventa un problema. Sono troppe e non so da dove iniziare! Allora..mi devo riempire fino all'orlo, devo sentirmi sul punto di scoppiare e poi...Vomito! Libera. Ma...dura poco...Vomito! Mi piace! Libera. Si, ma ancora per poco..

Dal diario di una vomitatrice (Anonimo)

Le metamorfosi dei disturbi alimentari

Secondo la V edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, i disturbi della nutrizione e dell'alimentazione "sono caratterizzati da un persistente disturbo dell'alimentazione o da comportamenti inerenti l'alimentazione che hanno come risultato un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale" (APA, 2013). Gordon (1990) li considera una "epidemia sociale" e negli ultimi tempi si è potuto anche assistere ad una loro evoluzione e mutazione. Nella pratica clinica si osserva, infatti, una grande varietà di forme diverse patologiche, anche molto lontane da quelle più conosciute e riconosciute. Tra Anoressia e Bulimia trovano, infatti, posto altri disturbi, anche autonomi rispetto a questi (Marucci, & Dalla Ragione, 2007). In questa variegata costellazione viene a delinearsi uno tra i disturbi alimentari considerato attualmente tra i più diffusi (Costin, 1996): il Vomiting o Sindrome da vomito (Nardone, Milanese, & Verbitz,1999).

Il vomiting

Con il termine vomiting si fa riferimento a un tipo di disturbo basato sul mangiare e vomitare compulsivamente, anche più volte al giorno. Nell'immaginario comune, il vomito è di solito associato alla Bulimia mentre, nelle classificazioni diagnostiche ufficiali (APA, 2013) è una delle condotte di eliminazione tra i criteri previsti sia per l'anoressia nervosa (tipo con abbuffate/condotte di eliminazione), sia per la bulimianervosa. Da un progetto di ricerca-intervento sui disordini alimentari nella loro moderna evoluzione, condotto dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo emerge come il Vomiting costituisca una patologia a sé stante che si sviluppa, di frequente, come evoluzione dell'Anoressia o della Bulimia ma che presenta caratteristiche di persistenza completamente diverse, rispetto ad esse.

Può configurarsi come una vera e propria "specializzazione tecnologica" nel campo dei disturbi alimentari. Quella che può essere considerata un'iniziale tentata soluzione per non ingrassare (vomito), finisce col divenire un problema diverso e indipendente (Nardone, Milanese, & Verbitz, 1999). Come gli stessi autori affermano (ivi): "le ragazze di orientamento bulimico o anoressico finiscono con lo scoprire che vomitando possono mantenere il controllo del proprio peso senza rinunciare al piacere del cibo, rimanendo così solo qualche chilo sotto o sopra il peso forma, e riuscendo anche a evitare tutte le preoccupazioni familiari e le pressioni ad alimentarsi normalmente".

Le caratteristiche del vomiting e la mancata soddisfazione sessuale

Nel Vomiting, il rituale (segreto) magiare-vomitare, attraverso la ripetizione, diviene successivamente un vero e proprio circolo vizioso basato sul piacere, una compulsione-ossessione che dà piacere, di cui non ci si riesce a liberare. Un'abitudine patologica, sulla quale il soggetto perde ogni possibilità di controllo. La natura progressivamente compulsiva e ossessiva del comportamento (anche a fronte di conseguenze negative sulla salute), l'aspetto del controllo, la soddisfazione immediata descritti nei casi di vomiting, sembrano denotare una comunanza con altre forme di dipendenza. Diversi sono infatti gli studi di letteratura recente che indagano sui possibili collegamenti tra i comportamenti anomali legati al cibo e i disturbi da dipendenza, come l'alcolismo e la tossicodipendenza (Davis, & Claridge, 1998; Nizzoli, 2007; Davis, 2001).
Altro aspetto degno di nota è che in tutti casi analizzati nella ricerca - intervento compiuta da Nardone e collaboratori (1999) si è riscontra l'incapacità di avere una vita sessuale soddisfacente per l'intero periodo di persistenza della sintomatologia. Più che di disturbo sessuale, gli autori ipotizzano che la compulsione basata sul piacere presente nel vomiting tenda progressivamente a sostituirsi a tutti gli altri piaceri. Nel rituale del mangiare e vomitare si troverebbe quindi già una forma di piacere esclusivo e intenso.

Trattamento e cura del vomiting: l'intervento breve strategico

Quanto detto fino ad ora evidenzia quanto sia fondamentale, in questi casi, la richiesta di un intervento psicologico e affidarsi ad un professionista. Oltre a formulare un modello conoscitivo relativo alla formazione e alla persistenza del Vomiting, la Terapia Breve Strategica, grazie al costante lavoro di ricerca-intervento degli ultimi anni e ai dati raccolti, è diventata un punto di riferimento per l'intervento sulla sindrome da vomito. Di solito, il tentativo autonomo di risolvere il problema cercando di controllare le abbuffate e il vomito ha l'effetto paradossale di far aumentare di più il desiderio del rituale, contribuendo invece a rafforzare il disturbo stesso.
Da questo presupposto, l'intervento strategico sul vomiting è orientato ad incidere in maniera diretta sulla piacevolezza del rituale, spezzare il circolo vizioso dei tentativi disfunzionali di controllo, favorire il recupero delle forme di piacere annichilite e l'apprendimento di strategie risolutive funzionali e consolidarle nel tempo. Se si denota un certo coinvolgimento familiare, è opportuno coinvolgere i componenti nel trattamento per bloccare anche le soluzioni disfunzionali di controllo e persuasione eventualmente da loro messe in atto. L'efficacia dei modelli e protocolli strategici in questi casi ha mostrato percentuali di risoluzione dei casi molto alti e in tempi brevi.

Dott.ssa Rossella Valenzano

Pubblicato su www.psicotypo.it


Riferimenti bibliografici
American Psychiatric Association. (2013). DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Milano: Raffaello Cortina, 2014.
Costin, C. (1996). The eating disorder sourcebook. Los Angeles, CA: Lowell House.
Davis, C. (2001). Addiction and the Eating Disorders. Psychiatric Times, 18 (2).
Davis, C. & Claridge G. (1998), The eating disorders as addiction: a psychobiological perspective. Addict Behav journal, 23 (4), 463-475.
Gordon, A. R. (1990). Anoressia e Bulimia, anatomia di un'epidemia sociale. Milano: Cortina.
Marucci, S. & Dalla Ragione L. (2007). L'anima ha bisogno di un luogo: disturbi alimentari e ricerca dell'identità. Milano: Ed. Tecniche Nuove.
Nardone, G., Milanese, R., & Verbitz T. (1999). Le Prigioni del cibo. Milano: Ponte alle Grazie.
Nizzoli, U. (2007). Disturbi dell'Alimentazione e Abuso di sostanze. Padova: Piccin nuova libraria.